di passaggio

mi sono sporcata di fango e di sogni

fumoblu:

Odio le persone come mia mamma che credono di avere le risposte a tutto. Io di risposte non ne no, non ne ho mai avute. Nemmeno sulla ricetta perfetta del pan di spagna, per dire.

gli occhi di haben

odore di umido, freddo tagliente che ti entra nelle ossa. lacrime, sudore e acqua salata. tutto sa di bagnato. ho il respiro corto e la ruggine sotto le dita e sul cuore, ma va bene così perché oggi mi gioco la partita della vita e non posso perdere. c’è un odore nauseabondo intorno, solo facce e storie e domande. fortuna e sorte. la voglia di non arrendersi mai. dall’altro lato scorgo gli occhioni scuri di haben che sanno di pulito e speranza. la guardo e mi dico che esistono ancora le costellazioni di sogni, mi convinco che amo sfidare l’incerto, che il mistero mi affascina, che il mondo mi appartiene e ho la libertà di salvarmi. la coperta che ho addosso è fradicia e puzza, il marcio mi è entrato dentro ormai, lo respiro a pieni polmoni perché non mi fa paura. scorre nelle mie vene ma so ignorarlo, mi dico. non so se è buio o se è giorno, mi chiedo quanto ore siano passate, ma non mi interessa. io sono, ed è quello che conta. al mio fianco c’è un ragazzino magrissimo. lo sento tremare come una foglia, i suoi pianti sono diventati cantilene. lo sento addormentarsi sopra la mia spalla, gusto il suo calore. mi chino su di lui per percepire una vita, per catturare il suo odore, per scoprire i suoi pensieri e sorridere dei suoi desideri. ma lui non ha odore, non ha pensieri, non ha desideri.

20 ottobre. marcio nelle vene.

ce l’ho fatta, signora speranza. anche io conterò le stelle e immergerò il mio corpo in una vasca calda. la mia storia sarà piena di cose luminose e bellissime. ma oggi sono solo gli occhi di haben che voglio ricordare.

insonnia

- ciao! è un sacco che non ci si vede! allora cosa fai adesso nella vita?

- bé… quello che facevo prima… scrivo su un giornale…. cronista di nera…

- sì, vabbé. ma io dico di lavoro.

(perché non ho studiato economia? perché perché perché?).

scatti

deliziosamente accomodante ma pur sempre impossibile. colpa forse della mia naturale esigenza a dover riempire di sogni ogni meandro insignificante dell’esistenza. non è fuga dalla realtà, solo la presunzione e la curiosità di conoscere tutto quello che si nasconde dietro ogni cosa. ho comprato una macchina fotografica e ho la seria intenzione di immortalare tutto, ma proprio tutto. come se dentro fossi già piena di cose e incapace di contenere altro. voglio ricordarmi ogni cosa, il cielo protettivo, l’aperitivo con la Manu, le prime serate d’autunno, i sorrisi della Dani, il sapore del mare, l’odore dei tuoi respiri, l’amore per Giulietta.

lo senti li’, nella pancia?

oggi, sotto la pioggia, ho visto la tua faccia. se l’avessero potuta vedere anche gli altri non avrebbero compreso quello sguardo serio. io l’ho vista e l’ho guardata, ancora e di nuovo. avevi gli stessi occhi con cui mi hai lacerato con quella frase, “non mi è scattata”. mi ricordo che c’erano i fuochi d’artificio e l’odore di caldo e il ghiaccio sul cuore. Io ero tutta alcol e sigarette eppure nulla è servito a offuscare il dolore. “ti va se ogni tanto ci sentiamo su skype”. Io ti ho detto certo che mi va e invece non mi andava non mi andava per niente. avrei voluto dirti che sei uno stronzo, baciarti, supplicarti, implorarti, accusarti, violentarti. e invece ho detto ok e ti ho salutato con la mano. sorridevo? forse sorridevo, come faccio ogni volta che pancia e cuore sono fuori uso. io non sento niente, mi ripetevo. quel giorno l’ho segnato sul calendario.

mai troppo tardi

faccio sempre dei sogni strani che non riesco a raccontare da quanto son bizzarri e assurdi. sono nella mia stanza, che non è proprio la mia stanza, ci sei tu, ma non sei proprio tu nel sogno, mi sento sempre libera di dire e fare ciò che voglio perché so di essere nel mondo irreale della mia mente contorta. ma finisce sempre che proprio mentre sono sul punto di farla, quella cazzata lì, e sono già lì col ghigno pronta a godermi lo spettacolo, ecco che i contorni si fan più sbiaditi, le immagini sfocate, la polvere sugli occhi. e son già sveglia.

mi è successo di sognarti. ed era un sogno strano, perché eri tu ma non eri tu. entravi e illuminavi la stanza. la neve addosso, sul tuo cappotto. fuori il sole era alto. quando mi sono svegliata ho pensato che forse non è mai troppo tardi.

ottobre

mi sono regalata l’ennesima notte insonne. e ci ho messo dentro tutto, c’ero io, quella che fui, quella che sono stata. e c’eri tu, quello che sei oggi e quello che sarai domani. c’eravamo noi ed io era piccola e insignificante. la maglia troppo corta, i calzini troppo lunghi. mi coprivo la faccia per non farmi vedere, per non vedere te, fiero e bellissimo nella tua ingenuità, cuore pulito e sguardo potente che riesce ancora oggi a farmi sentire inadeguata e senza lieto fine. non c’era niente intorno, niente che contasse davvero. solo la tua mano stretta sul cuore, il calore delle stelle sulle guance, il respiro sempre più corto e impercettibile. il senso di te che gusto e divoro e non ne sono mai sazia. i miei sentimenti sono sempre troppo pieni, mi dico, troppo storti, troppo complicati. poi con un bacio ti graffio la mente, tu mi accarezzi e mi strazi il cuore. con gli occhi chiusi gioco a ricordarmi quando ero piccola. e tu sei lì, gigantesco e immobile.

mi sono regalata l’ennesima notte insonne. e ci ho messo dentro tutto. i vuoti di coraggio, le possibilità mancate, il nero luminoso di questa notte di ottobre. quando hai aperto gli occhi hai sorriso e ti è venuto fuori lo sguardo più bello del mondo. e la voglia di farmi restare per sempre.